Ladro di coccarde 🏅

Nel settembre del 2014 la mia amica Corinna “Aniu” mi disse che, con la sua cagnona dei tempi, Herta, avevano superato la prova CAE-1. Si tratta del test di controllo dell’affidabilità e dell’equilibrio psichico per cani e padroni buoni cittadini. Quello che oggi verrebbe definito “patentino”.

Mi incuriosii, mi informai, e di punto in bianco e senza alcuna preparazione mi iscrissi anche io alla prova. Avevo lo sfizio di mettere alla prova i risultati ottenuti con Paco. Non mi importava se avessi superato la prova e con che punteggio, al limite avrei riprovato.

Mi iscrissi tramite il Centro Cinofilo Idefix, andai a fare la prova al parco del magnifico Castello di Masino. Fu più facile di quel che pensavo e superammo la prova con un buon punteggio. Pacone si guadagnò una bella coccarda e io l’attestato e il tesserino CAE-1.

Ero contento perché fino a qualche anno prima, con Paco sempre terrorizzato, sarebbe stato impensabile.

Inoltre Pacone partecipavamo sempre alla Tre giorni a sei zampe, evento dedicato ai cani che veniva svolto ogni anno a Torino. All’interno di questa manifestazione c’era sempre una sfilata di meticci, e Pacone otteneva sempre questi attestati. Anche queste erano piccole cose, ma per me erano soddisfazioni!

Pacone bulletto 🐾

Paco è sempre stato un cane molto ben socializzato con i conspecifici, probabilmente prima del canile avrà vissuto in strada con altri cani. Sempre amichevole con pressoché tutti i cani, lo si poteva lasciare in mezzo ad altri cani anche sconosciuti e tutti sarebbero andati d’accordo.

C’era un “però”… con i cani giovani (adolescenti) poteva diventare un vero bulletto! Tendeva a stuzzicare i malcapitati a nasate, mettendo loro il mento sulla schiena o tentando di montarli, e poteva giocare in modo molto irruento nonostante non fosse più un giovanotto!

Per alcuni anni ebbi come vicini di casa una famiglia sudamericana. Un giorno adottarono un cucciolo di dogue di Bordeaux, Oscar. Spesso capitava di incontrarli ai giardinetti a pochi passi da casa, li scioglievamo e Paco ingaggiava con Oscar “furiose” lotte, forse nel tentativo di montarlo.

Non vi preoccupate, nessun cane si faceva male! Nel peggiore dei casi, ne uscivano sbavati 🤤

La “nonna umana” di Paco 👵

La “nonna umana” di Paco era chiaramente mia madre. Ma avendo una nonna ancora in vita che vedevamo ogni giorno, e non volendo definire mia madre “mamma” o “nonna” a seconda se fosse stato presente il cane (non tanto per non confondere il cane o mia madre, quando per non confondermi io!), la definivo “mamma” anche per quanto riguarda Paco.

Mamma adorava Paco, gli piacque dal primo giorno. Forse si aspettava un cane più piccino, rimase sorpresa quando lo vidde il primo giorno a casa.

In famiglia abbiamo sempre avuto piccoli animali, fra cui una gatta, Lilla, ancora in vita quando adottai Paco. Mia madre era più per i gatti, non per i cani, non mi aveva mai permesso di adottarne uno quando vivevo a casa con i miei. Grazie a Paco ha finito per adorare i cani, più ancora dei gatti!

Spesso ha fatto da dog sitter, portando Paco al Valentino. Quando veniva a casa da me o quando con Paco andavamo da lei, non mancava di parlargli, di riempirlo di coccole (forse anche in modo troppo irruente), di dargli sempre qualche leccornia. Le è sempre piaciuto dire che se Paco aveva superato le sue fobie e aveva imparato tanto cose era “merito suo” 🙂

Anche durante la malattia di Paco e fino all’ultimo giorno di Paco ci è sempre stata vicina, ha sempre aiutato Paco e me come pochi altri.

 

Aiuto, mi hanno clonato il cane! 🧬

Non ho mai dato importanza alle razze dei cani, e chiaramente ho sempre pensato a Paco come un meticcio, senza particolari attinenze con una razza o l’altra. Quello che nel mondo anglosassone sarebbe definito “supermutt”. Un cane fantasia.

Un giorno di ritorno dalla passeggiata al Valentino mi fermò un signore, mi chiese guardando ammirato Paco “E’ un Beauceron?”. Un termine francese, difficile da pronunciare. Risposi che non sapevo di che parlasse, lui mi spiegò di essere figlio di allevatori di questa razza francese e che, secondo lui, Paco doveva proprio essere un Beauceron. Spiegai che per me era un meticcio, che lo avevo adottato in canile, che nulla poteva aver a che fare con gli allevamenti. Lui insistette, in ogni caso di ritorno a casa già avevo dimenticato il termine… mi chiedevo “…come lo ha definito, bau-che???”.

Per qualche tempo, non ci pensai più. Un giorno andai al pratone del Valentino dove lasciavamo sgambare liberi i cani… lascio Paco libero e… non vedo un cane quasi identico, una sorta di clone di Paco!? Fu così che conoscemmo Tony quando era cucciolo, questa somiglianza mi incuriosì e così chiesi che cane fosse. Il proprietario disse che era un Beauceron o cane da pastore di Beauce. Questa volta me lo scrissi, perché volevo capirci qualcosa, questa storia diventava sempre più assurda.

Iniziai a pensare che Paco potesse essere un mix di Beauceron. A quei tempi frequentavo Flickr, un sito di fotografia. Pubblicavo molte foto di Pacone e seguivo i profili di altri proprietari di cani. Proprio li mi imbattei in unә ragazzә francese, Alvina, che aveva proprio una Beauceron di nome Helfy.

Ecco che si palesava nuovamente quella incredibile somiglianza. Scrissi ad Alvina, mi feci raccontare di Helfy e di questi pastori de la Beauce e mi resi conto che anche caratterialmente c’erano tantissime coincidenze! Per me non cambiava nulla, e poi Pacone era più bello di tanti Beauceron “veri” 🙂

Sono sempre rimasto in contatto con Alvina, e guardare le foto e i video di Helfy mi commuove sempre, mi sembra di rivedere Paco.

 

Il bar dei cani 🍹

Da quando con Paco iniziammo a fare passeggiate e ripassi cinofili con Cristina e Laretta, uno dei luoghi in cui ci incontravamo era la Caffetteria La Stampa.

Un grosso bar nella zona del Valentino, nei pressi della sede dell’omonimo quotidiano. Un bar molto noto e frequentato dai proprietari di cani in quanto i titolari erano decisamente dog friendly. Ogni volta non dimenticavano di elargire biscotti e coccole ai cani.

A Paco e Lara piaceva tanto andare al bar dei cani. Se li lasciavamo liberi all’inizio della via, ci andavano da soli. Si comportavano proprio come due persone, due normali clienti umani che vanno al bar!

Anche questo rimarrà un gran bel ricordo. La caffetteria purtroppo è chiusa. Mi è sempre piaciuto fantasticare che, se fossi diventato ricco, avrei comprato e riaperto quel bar e lo avrei intitolato a Pacone e Laretta.