Ricordini… 💖

Vorrei condividere alcuni piccoli ricordi di Pacone, piccole storie talvolta senza immagini. Non sempre ho scattato foto di Paco o con Paco perché talvolta non ne ho avuto la prontezza o non era consentito in quella circostanza o semplicemente non era il caso o non è stato possibile…

Paco, le elezioni e i referendum

Ricordo quando ancora andavo a votare, portavo con me Paco. Il mio seggio era nel liceo Vittorio Alfieri, un liceo classico nei pressi del Valentino. Entravo e subito i Carabinieri chiedevano se fosse un bravo cane, la risposta era scontata e poi si vedeva. Non potevo portarlo in cabina, doveva aspettare fuori dall’aula. E vi chiederete: “come facevi?” Facile! Tante persone hanno cani a Torino. Non c’era neanche bisogno che chiedessi! C’era sempre qualcuno che si offriva di tenerlo “anche io ho un cane, vuole che glielo tenga io?” e poi tutti i vari complimenti “che bravo” ❤️

Paco, le pipì e il vecchio cinofilo

Pacone era un gran marcatore, in città gli spazi erano ristretti e spesso venivo ripreso per le pipì. Sui muri dei palazzi non poteva farla perché altrimenti dei condomini infuriati inveivano dalle finestre. Sulle auto non poteva marcare altrimenti automobilisti infuriati mi avrebbero insultato e minacciato. Sui bidoni della spazzatura non poteva farla perché in quel caso venivo redarguito dai vigili. Così se vedevo qualcuno e Paco stava per farla, lo tiravo via. E così feci un giorno, quando viddi passare un anziano. Ahimè gli anziani hanno sempre avuto molto di cui lamentarsi e non sempre amano i cani. Tirai via Paco e l’anziano mi redarguì: “noooo perché lo tiri via?!?! i cani devono poter marcare, devono poter annusare, non dovete tirarli”. Fui sorpreso, spiegai la situazione a quell’anziano e parlammo per un bel po’, mentre fece qualche carezza a Paco. Era un vero amante dei cani, ma cosa che ancor più mi lasciò sbalordito (forse per l’età) era la sua conoscenza dell’etologia canina, dei bisogni anche emozionali e del well beeing dei cani. Purtroppo non ci capitò più di incontrare quel signore…

Paco e la “dog dance”

Quando Paco era già anzianotto e malato, e iniziavano gli acciacchi, lo portavo a fare fisioterapia, idroterapia, laser, ma gli facevo fare anche “a casa” dei piccoli esercizi per la muscolatura e la flessibilità articolare. Un giorno, durante una passeggiata al Valentino, decisi di fermarmi in quel piccolo piazzale in Viale Marinai D’Italia, dove ci sono le panchine. Un tempo la c’era anche una piccola area cani, poi smantellata purtroppo. Mi fermai a riposare su una panchina, poi iniziai a fare una serie di esercizi di fisioterapia con Paco. Fra questi il fargli avvicinare prima da un lato e poi dall’altro la coda col il muso, poi un po di palestra con il corpo, lo facevo passare sotto le mie gambe. Notai che una intera famiglia con tanto di bambini si erano fermati sulla panchina di fronte alla nostra. Dopo un po mi sono reso conto che, con discrezione e ammirazione, si erano fermati proprio per guardare noi! Quindi mi chiesero: “Fate dog dance?”.

Fu un momento dolceamaro, non sapevo se ridere o piangere. Sorrisi e spiegai loro che era fisioterapia. Mi fece però piacere che quel che stavamo facendo sembrasse una coreografia.

La Julius K9 e le reazioni della gente

Le Julius K9, soprattutto nei primi anni in cui vivevo con Paco, non erano così diffuse come adesso. Ne erano diffuse le patch personalizzare col nome. Erano in uso più che altro a cani “di servizio”, vedi cani guida, cani delle forze dell’ordine.

La prima reazione fu uno spasso. Andavo in area cani con Paco, c’era anche mia sorella Annalisa. Erano i primi anni, periodo in cui Paco era ancora fobico. Un anziano ci fermò e chiese “è un cane da soccorso?”. Io e mia sorella ci guardammo. Rispondemmo che era “da soccorso” nel senso che dovevamo sempre soccorrerlo noi 😂 Andai avanti a ridere per tutto il giorno!

Un giorno, più avanti negli anni, capitò una donna non so se brasiliana, che saputo fosse il giorno del “compleanno” di Paco, gli cantò una meravigliosa canzoncina. Si tratta di una canzone che parla di Paco e che conoscono da quelle parti. Mi piacerebbe tantissimo, se qualcuno la conoscesse, poterla risentire e poterne leggere il testo!

In una occasione successiva, durante un salone del gusto, una coppia di anziani turisti cileni mi si avvicinano e chiedono se fossimo delle forze dell’ordine o se lo fosse il cane. Scoprii poi che il termine PACO da quelle parti indica le loro forze dell’ordine, in particolare i loro Carabinieri, violenti e molto temuti e odiati dal popolo. Li rassicurai che sia io che il cane eravamo innocui e non facevamo parte delle forze dell’ordine.

Ma l’episodio più divertente fu quello del “cane antidroga”! Stavamo andato al Valetino e lungo il tragitto incontrammo dei ragazzi che si accingevano ad andare in vacanza. Avevano lasciato una serie di trolley e altre cose sul marciapiede che si accingevano a caricare in auto. Pacone si trovò questi bagagli davanti… così, incuriosito, iniziò ad annusarli con attenzione… Ingenuamente e senza alcuna malizia, dissi pensando ad alta voce: “il cane antidroga 🙄”. Viddi uno dei ragazzi che sistemavamo i bagagli diventare rosso come un peperone, per poi sbiancare preoccupato… 😰 Allora dissi: “ma no, scherzavo!” e lo viddi tranquillizzarsi 😆

Paco, vuoi dormire con la mamma?

Mia mamma diverse volte mi disse “qualche volta mi piacerebbe sapere che farebbe Paco se lo lasciassi a dormire con me”. E una sera così facemmo, lo lasciai a dormire a casa di mia mamma, io me ne tornai a casa mia.

La sua convinzione era che andasse in ansia da separazione e avrebbe dovuto riportarmelo o farmi andare a prenderlo…
Era anche preoccupata che, non essendo casa sua, non essendoci il suo divano, la sua brandina, avesse potuto decidere di dormire sul pavimento al freddo. In ogni caso io le ho lasciai un tappetino (con l’idea ci andasse a dormire… Paco… 😂).
In ansia da separazioni finii per andare io, infatti le scrisse due volte in 20 minuti… queste le risposte… penso di non aver mai riso tanto quell’anno! 😂

 

La casa di Paco

Quando adottai Paco iniziai con la scatola di cartone che vedete sulla scarpiera e quella serie di ganci da muro per appendere le sue cose. Poi, non bastando più lo spazio per lui, presi l’armadietto da muro. Che diventò l’armadietto di Paco. Poi nel corso del tempo presi le scatole del Viridea che usavo per metterci roba di Paco. Poi creai l’angolo di Paco con quelle scatole di plastica e lo riempii tutto completamente.
Un giorno ero al Leroy Merlin e comprai un carrellino da cucina… che subito divento di Paco, ovviamente 😃 Presto realizzai che quella non era casa mia, era casa di Paco! 😂

A tutta coda

A Torino ogni anno al Lingotto si teneva A tutta coda, una fiera che riguardava il mondo degli animali d’affezione; c’erano stand di prodotti per animali così come di centri cinofili, ma anche scuole cinofile e educatori che propongono delle attività. Con Pacone andai nel 2016 e 2017. C’era la SIUA, e ricordo sempre un gioco proposto da Dario Ferrario “Se lasci il cane, ti allontani e lo chiami, pensi che verrà da te?”. Bisognava rispondere pubblicamente a questa domanda, non ero convintissimo dell’esito e quindi risposi “no”. Ma Pacone la pensava diversamente e tornò a me al richiamo. Incontrammo anche la sua oncologa, la dott.sa Tomassone. Conoscemmo anche una educatrice che ci fece una foto buffa.

Trovammo anche lo stand di quella scuola cinofila che mi definiva “palo della luce con le ruote”. Chi aveva conosciuto Paco restò sbalordito di quanto era diventato un bravo cane e senza più paure.

Paco, i bambini e le merende…

Paco è sempre stato un bravissimo cagnolone… molto paziente anche con i bambini, da cui si faceva fare di tutto. Per strada molti bambini e ragazzini ci fermavano, facevano i complimenti a Pacone e chiedevano di poterlo carezzare. In realtà poi lo abbracciavano, ma Paco non si faceva troppi problemi. Paco non era un mangione e non rubava cibo, però con i bambini piccoli che mangiavano poteva fare delle marachelle! Un giorno stavo portando Paco all’area cani dei giardini Firpo, camminando incontrammo un bimbo piccolo accompagnato dalla nonna. Il bambino stava gustandosi la merenda, probabilmente diretto al parchetto giochi dei giardini Braille. Mangiava un panino… e Paco, di punto in bianco, ha strappato di mano il panino al bimbo! Il piccolo si mise a piangere, io volevo sprofondare e non sapevo più come scusarmi, la nonna mi fulminò con lo sguardo…

Paco e gli abbracci

Capitava spesso che per strada molti chiedessero di poter carezzare Paco. Solo che dalle carezze si finiva sempre con effusioni invadenti, abbracci, cose che non sempre i cani apprezzano. Lui era molto socievole e tollerante, anche se chiaramente dopo un po voleva sottrarsi dalle “smancerie umane”. Ad abbracciarlo erano soprattutto i bambini….. ma non mancavano anche le maestre 😂

 

 

La “nonna umana” di Paco 👵

La “nonna umana” di Paco era chiaramente mia madre. Ma avendo una nonna ancora in vita che vedevamo ogni giorno, e non volendo definire mia madre “mamma” o “nonna” a seconda se fosse stato presente il cane (non tanto per non confondere il cane o mia madre, quando per non confondermi io!), la definivo “mamma” anche per quanto riguarda Paco.

Mamma adorava Paco, gli piacque dal primo giorno. Forse si aspettava un cane più piccino, rimase sorpresa quando lo vidde il primo giorno a casa.

In famiglia abbiamo sempre avuto piccoli animali, fra cui una gatta, Lilla, ancora in vita quando adottai Paco. Mia madre era più per i gatti, non per i cani, non mi aveva mai permesso di adottarne uno quando vivevo a casa con i miei. Grazie a Paco ha finito per adorare i cani, più ancora dei gatti!

Spesso ha fatto da dog sitter, portando Paco al Valentino. Quando veniva a casa da me o quando con Paco andavamo da lei, non mancava di parlargli, di riempirlo di coccole (forse anche in modo troppo irruente), di dargli sempre qualche leccornia. Le è sempre piaciuto dire che se Paco aveva superato le sue fobie e aveva imparato tanto cose era “merito suo” 🙂

Mamma non mancava mai di dispensare coccole a Pacone, spesso anche con veemenza, ma lui ne era sempre molto contento.

Anche durante la malattia di Paco e fino all’ultimo giorno di Paco ci è sempre stata vicina, ha sempre aiutato Paco e me come pochi altri.

 

Il “nonno umano” di Paco 👴

Questa non è soltanto la storia di Paco, ma anche quella di 8 anni della mia vita. Forse i più significativi, sicuramente quelli che ricordo come i più belli, i più intensi, quelli dove sono accadute le cose più significative per me. Vorrei inoltre ricordare qui anche mio padre, purtroppo anch’esso portato via da un tumore 😢

Non ebbi mai un buon rapporto con mio padre, e per vicissitudini passate di fatto ci togliemmo la parola e ci allontanammo diverse volte. Fu proprio Paco a farci riavvicinare, per ben due volte. La prima quando lo adottai, nel 2010, perché papà mi vidde in strada con questo cagnone grande e ne fu incuriosito. Mi disse che “aveva gli occhi umani”.

A seguito di screzi ci allontanammo nuovamente io e mio padre. Nel 2016 Paco aveva già iniziato la chemioterapia, ero senza lavoro, avevo dato fondo a tutti i risparmi e avevo lanciato una colletta. Volle contribuire anche mio padre, informato da mia madre. La prima volta che lo incontrai volli ringraziarlo, pensai inoltre che gli avrebbe fatto piacere rivedere Paco e sapere che nonostante tutto stava benino.

Con papà e Paco facemmo anche delle belle passeggiate, fu un bel periodo almeno finché stette bene Paco e finché stava ancora bene papà…

 

La prima gita di Paco 🏕️

Da buon appassionato di lupi e frequentando siti web e forum su cani e lupi, ebbi modo di conoscere molti appassionati e proprietari di CLC.

Fra questi Federica, pet mate del CLC River. Questo cane era l’eccezione che confermava la regola, un CLC tirato su bene, socializzato, educato, amichevole anche con altri cani maschi. Con altri proprietari di CLC organizzammo una escursione cui avrei partecipato con Paco.

Andammo nei dintorni del Parco della Mandria, lungo un corso d’acqua. Fu la prima volta che lasciai Paco libero. Sapevo fosse un azzardo e la verità è che ero più speranzoso che si sentisse al sicuro “in branco” con gli altri cani e rimanesse con loro in caso si fosse spaventato di qualcosa, perché da me non sarebbe tornato.

 

 

Fu la prima volta che viddi Paco così felice. Scoprii che adorava l’acqua e sapeva nuotare. E chiaramente passò tutto il tempo a corteggiare Vea.

 

 

 

 

Wild Fangs

Non si tratta di un ricordo espressamente riguardante Pacone, ma di un fumetto. Un fumetto con protagonisti canidi e felidi, oltre che umani in un futuro post apocalittico in cui la civiltà è tornata ai suoi arbori. Scoprii tale fumetto per puro caso, tramite l’omonimo forum che iniziai a frequentare: il Wild Fangs Forum fondato dalla stessa autrice del fumetto, Valeria “Tenaga”.

Oltre che sezioni dedicate al fumetto, era un forum molto articolato e iniziai a contribuire alle sezioni Real Canines tanto che poi diventai anche moderatore. Su questo forum parlavo spesso di Paco, così come molte persone che ebbi modo di conoscere e con le quali restai in amicizia parlano dei loro cani. Portai Paco anche a uno dei meeting a casa dell’autrice.

Nel corso del tempo il forum venne abbandonato – così come il fumetto – e con molte persone finimmo per perderci di vista. Con altre sono in contatto da allora e siamo amici, oltre a condividere la passione cinofila. In qualsiasi modo siano andate le cose sono grato a tutte queste persone, sono grato di aver potuto condividere con loro una parte della storia di Paco e di aver potuto leggere le storie dei loro cani.

Molte di queste persone si sono appassionate alla cinofilia, qualcuno è diventato dog sitter o ha aperto un centro cinofilo o una pensione, qualcuno ha frequentato corsi da educatore cinofilo; sapere di aver contribuito fosse anche in minima parte è per me un onore e una soddisfazione! Spero tanto che queste persone, anche se non si ricorderanno più di me o non se ne vorranno ricordare, si ricordino di Paco.